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23 25 maggio
H2O - XI Mostra Internazionale delle teconologie per il trattamento e la distribuzione dell'acqua potabile e il trattamento delle acque reflue Bologna Fiere spa
15 17 giugno
Festival dell'Energia Aris, in collaborazione con Federutility
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ACCADUEO DI FERRARA, FEDERUTILITY: REGOLAZIONE, SOSTENIBILTA’ E ACCESSO ALL’ACQUA
Regolazione del servizio idrico, con il confronto tra realtà internazionali; efficienza energetica applicata all’acqua; misurazione dei consumi e politiche di sviluppo per l’accesso all’acqua nei Paesi in via di sviluppo. Questo l’insieme dei temi proposti da Federutility alla fiera Accadueo di Ferrara, che vedrà la partecipazione di esponenti governativi, istituzionali e industriali. Accadueo aprirà i battenti dal 23 al 25 maggio, rappresentando ormai da anni un appuntamento fisso nel panorama dell’industria idrica. Il 23 maggio, alla presenza del presidente di Federutility Roberto Bazzano, si approfondirà il tema della regolazione nei servizi idrici, con la partecipazione- tra gli altri - di Guido Bortoni (presidente dell’Aeeg), di Rosario Trefiletti (presidente di Federconsumatori) e di Antonio Massarutto (Unievrsità di Udine). Sul tema della sostenibilità ambientale e dell’efficienza energetica applicata ai servizi idrici si confronteranno Stefano Clò e Giuseppe Nigliacco (rispettivamente del Rie e dell’Enea), insieme a Luigi Carbone (Aeeg) e alle testimonianze operative di Hera e Acea. Il 24 maggio Federutiliy, con il vice presidente Gaia Checcucci, affronterà il tema delle “Politiche ed azioni per l’acqua nei Paesi in via di sviluppo”. Alla proposta operativa per sostenere gli interventi in campo idrico di Mauro Perini (Water Right Foundation), si affiancheranno nella tavola rotonda le riflessioni di Jean Leonard Touadi e di Riccardo Migliori (entrambi deputati e membri della Commissione Esteri alla Camera), di Osvaldo Napoli (Anci), di Gianfranco Cattai (Focsiv) e di Mauro D’Ascenzi (vice presidente delegato Federutility). Il programma completo degli appuntamenti di Federutility è disponibile sul sito .
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GOLDEN SHARE, OK DAL SENATO ALLA NUOVA LEGGE
Il Senato ha approvato nei giorni scorsi, con 246 sì e 20 astenuti, in via definitiva il decreto del Governo che riforma la legge sulla golden share di 18 anni fa: si applicherà alle aziende che operano in settori strategici (Difesa, Energia, Comunicazioni, Infrastrutture), indipendentemente dall'assetto societario dell'impresa in questione. «Un provvedimento importante - commenta il ministro per gli Affari europei Enzo Milanese Moavero - perché tocca elementi estremamente sensibili e vitali per il nostro Paese». Con le nuove regole «si rafforza - osserva - la prevedibilità dell'intervento del governo» incoraggiando così «gli investimenti, anche stranieri, di cui l'Italia ha bisogno». Il decreto è stato necessario per l'apertura di una infrazione da parte dell'Ue (per altro anche verso altri paesi come Francia e Germania). La vecchia normativa del 1994 cozzava infatti con i principi dell'Unione e sull'Italia pendeva anche un giudizio della Corte del Lussemburgo. L'impostazione generale del decreto prevede l'estensione dei poteri speciali esercitabili dal Governo al complesso delle società operanti nei settori strategici, anzichè alle società pubbliche o privatizzate, in cui il Tesoro è azionista. Inoltre vengono definite puntualmente le condizioni di esercizio dei poteri speciali, mentre il potere di autorizzazione, finora vigente, viene sostituito con il potere di opposizione da esercitarsi nei confronti dei soggetti comunitari o extracomunitari. Un decreto del Presidente del Consiglio, da emanare entro 120 giorni, specificherà l'ambito di applicazione nel settore della Difesa, mentre sarà un Regolamento a definire i paletti di applicazione nei campi dell'energia, delle comunicazioni, dei trasporti e dei servizi pubblici essenziali. Questi ultimi sono stati inseriti nell'esame alla Camera. Le Commissioni parlamentari competenti dovranno esprimersi su entrambi gli atti del Governo. Inoltre ogni anno il Presidente del Consiglio dovrà inviare al Parlamento una relazione in cui illustra e motiva i casi in cui il governo ha esercitato i poteri speciali.
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A2A, PROPOSTI AI VERTICI RANCI E TARANTINI
Pippo Ranci sarà il prossimo presidente del consiglio di sorveglianza di A2A. Nei giorni scorsi, i Comuni di Brescia e Milano, principali azionisti della utility lombarda, hanno ufficializzato i 12 nomi (sei per città) che comporranno la lista degli azionisti di maggioranza. In particolare Milano, cui spetta per il prossimo triennio la nomina del presidente del cds, ha indicato per la poltrona più alta Ranci, professore fuori ruolo di politica economica dell'Università Cattolica di Milano e primo presidente dell'Autorità per l'Energia Elettrica e il Gas dal 1996 al 2003. Gli altri consiglieri indicati dal capoluogo lombardo sono Marina Brogi, vice preside della facoltà di economia dell'Università La Sapienza di Roma; Michaela Castelli, avvocato civilista, già dirigente di Borsa Italiana; Marco Manzoli, dottore commercialista; Marco Miccinesi, consigliere uscente e professore ordinario di Diritto tributario e Stefano Pareglio, professore di economia ed estimo rurale presso l'Università Cattolica. Brescia ha invece scelto per la vicepresidenza Fausto Di Mezza, attuale assessore al Bilancio della città; Angelo Zanotto, esponente dell'Udc ed ex sindaco di Marone (Brescia); l'ingegnere Alessandro Berdini, consigliere provinciale Pdl; e l'avvocato Andrea Mina. Inoltre sono stati confermati Enrico Mattinzoli (presidente dell'Associazione artigiani di Brescia), in rappresentanza del mondo produttivo e Norberto Rosini, commercialista, revisore dei conti e consulente del Tribunale. Il comune di Brescia ha manifestato inoltre l’intenzione di nominare Graziano Tarantini, attuale presidente del consiglio di sorveglianza, alla presidenza del consiglio di gestione.
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ACEGAS - APS, PILLON” FORTE INTERESSE DI HERA E IREN, MA ATTENDIAMO I SOCI”
"E' appena piu' di un corteggiamento verbale, c'e' un forte interesse, ma attendiamo una valutazione da parte dei nostri soci. Siamo lusingati da questa attenzione, ma procediamo con cautela". Così l’ad di Acegas - Aps Cesare Pillon, confermando che la multiutility triestino-padovana e' l'oggetto del desiderio di gruppi come Hera e Iren che puntano a realizzare un'aggregazione. Acegas-Aps, ha spiegato Pillon, sta raccogliendo i frutti degli investimenti effettuati negli ultimi anni, compresi quelli per la metanizzazione di una regione in Bulgaria (250 km di rete gia' posata) dove sono stati investiti circa 40 milioni di euro. Recentemente, la società ha siglato un accordo con Italgas per offrire metano in tutto il Nordest, partendo da una base di 470mila utenti dislocati in 76 comuni in 4 province. La societa' ha chiuso positivamente i primi tre mesi del 2012: i ricavi netti, pari a 183 milioni, sono migliorati del 17,3% rispetto al primo trimestre 2011, il mol e' salito del 12,5% a 35,2 milioni, l'utile operativo ha segnato +16,5% a 18,3 milioni e l'utile netto risulta in lieve calo a 7 milioni rispetto ai 7,6 del primo trimestre 2011.
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IREN, APPROVATO BILANCIO 2011: RICAVI IN AUMENTO A 3 MILIONI E 500 MILA EURO
L’Assemblea degli Azionisti di IREN ha approvato il bilancio 2011 della società e ha deliberato la distribuzione di un dividendo pari a 0,013 euro per azione. I ricavi consolidati del 2011, pari a 3.520,1 milioni di euro si presentano in crescita del 3,8% rispetto ai 3.390,9 milioni di euro del 2010. Il margine operativo lordo (Ebitda) si attesta a 591,8 milioni di euro, in lieve flessione (-1,6%) rispetto a 601,6 milioni di euro del 2010. Sull’Ebitda del periodo incidono positivamente le performance dei settori Mercato, Infrastrutture energetiche e Servizio idrico integrato che hanno sostanzialmente compensato le flessioni dei settori Ambiente e Generazione elettrica e calore. Il Risultato Operativo (Ebit), pari a 308,4 milioni di euro rispetto a 336,7 milioni di euro registrati nell’anno precedente (-8,4%), risente dell’effetto dei maggiori ammortamenti dovuti alla crescita del volume degli investimenti e dei maggiori accantonamenti a fondi rischi sulla generazione idroelettrica e per il servizio idrico integrato. Il Risultato Netto del Gruppo, omogeneizzando gli anni 2010 e 2011 dagli effetti straordinari connessi all’operazione Edison-Edipower, ai risultati della collegata Sinergie Italiane e alle discontinuità fiscali, si attesta a 155,0 milioni di euro, in flessione rispetto a 167,9 milioni del 2010. L’indebitamento finanziario netto è pari a 2.653 milioni di euro (2.260 milioni di euro al 31/12/2010), principalmente in forza del volume degli investimenti in particolare per il completamento dell’impianto di cogenerazione “Torino Nord”, entrato in funzione nell’ultimo trimestre del 2011, e per l’avanzamento del Polo Ambientale Integrato di Parma e del rigassificatore di Livorno (OLT). Gli investimenti netti del periodo ammontano a 472 milioni di euro e sono stati principalmente destinati ai progetti strategici del Gruppo e ai settori Infrastrutture energetiche, Generazione elettrica e calore, Servizio idrico integrato e Ambiente. Il dividendo di 0,013 euro per azione verrà posto in pagamento il 21 giugno 2012.
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IL COMUNE DI MERATE VENDE LA PARTECIPAZIONE IN LARIO RETI
Il comune di Merate (LC) si chiama fuori da Lario reti holding, la multi utility attiva nel ciclo idrico integrato, nella distribuzione del gas naturale, nella produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili e nella gestione del calore. Il sindaco Andrea Robbiani, con l'avvallo di tutti gli esponenti di maggioranza, ha deciso di mettere all'asta le quote detenute e di venderle al miglior offerente. Si tratta del 2,92% del capitale sociale della Spa, pari a 35.520 azioni con diritto di voto. L'offerta minima da cui si parte è di 1.420.000 euro. Il bando, che scade a fine maggio, riguarda solo altri enti pubblici. Lario reti nel 2011 ha realizzato un utile netto di 5,6 milioni di euro e effettuato investimenti per 4,8 milioni, distribuendo solo per quanto riguarda Merate un dividendo intorno ai 50mila euro. Gli altri sindaci del circondario hanno storto il naso: «A Merate hanno voluto giocare da soli, concordiamo tutti sulla necessità di riflettere sul futuro di Lario reti holding, ma dobbiamo farlo tutti assieme», dice per tutti Paolo Strina sindaco di Osnago. Da sottolineare tuttavia che la gestione dell'acquedotto e degli scarichi delle fognature è affidata a Idrolario, la srl di cui Merate detiene la maggioranza.
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BILANCIO DI SOSTENIBILITA’: 1 MLD E 600 MLN IL VALORE DI HERA PER IL TERRITORIO
Hera ha presentato a Bologna il Bilancio di sostenibilità 2011: a livello di gruppo distribuiti oltre 1 miliardo e 600 milioni. Ospite dell’evento è stato il premio Nobel per l’economia Amartya Sen. Per la multiutility si tratta del decimo Bilancio di sostenibilità: la società ha scelto di pubblicarlo fin dall’anno della sua nascita, nel 2002, a fianco del Bilancio di esercizio. Garantire la continuità e la solidità dell’azienda restituendo al territorio in cui si opera ricchezza economica, ma anche ambientale e sociale: il documento rendiconta tutto questo. Hera è soprattutto una realtà che offre opportunità di lavoro: negli ultimi tre anni sono state assunte a tempo indeterminato 524 persone, di cui 148 nel solo 2011. I contratti di questo tipo nell’ultimo anno aumentano e raggiungono il 96,2% del totale. L’anno scorso l’indice di frequenza degli infortuni si è ridotto per il settimo anno consecutivo e il numero complessivo è sceso a 164 dai 252 del 2009. L’85% dei lavoratori del gruppo lavora in società con certificazione Ohsas 18001. Per quanto riguarda il servizio al cliente, l’analisi annuale, eseguita da un ente di ricerca esterno, ha certificato il grado di soddisfazione per i servizi erogati che, in una scala da 0 a 100, ha raggiunto per il primo anno il valore di 70, considerato il livello di “elevata soddisfazione”. Da sottolineare anche l’aumento della raccolta differenziata. Hera si conferma ai vertici nazionali, con una percentuale salita nel 2011 oltre il 50%. Contemporaneamente, si allinea alle migliori pratiche europee combinando questi risultati con l’incremento dei rifiuti smaltiti nei termovalorizzatori e la netta diminuzione del ricorso alle discariche (dal 25% al 23,1%), con l’obiettivo di scendere al 21% nel 2012.
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A2A, SALA: “SEPARAZIONE TRA AZIONISTI E MANAGEMENT”
«Con il nuovo piano industriale A2A ha le carte in regola per affermarsi come il secondo campione nazionale dell'energia, ma per farlo serve anche un atteggiamento diverso da parte dei grandi azionisti». Così Giuseppe Sala, presidente del Consiglio di Gestione di A2A in un articolo del Sole 24 ore dei giorni scorsi. I Comuni soci di Milano e Brescia sono alle prese con le nomine dei vertici - lo stesso Sala rimarrà in carica ancora per breve tempo - e si ragiona su un cambio di governace, soprattutto da parte del sindaco Pisapia e dell’assessore Tabacci. «Serve una netta separazione dei ruoli tra soci e manager - afferma Sala - altrimenti si crea solo confusione negli investitori». Perché «rientra nelle prerogative dei Comuni di Milano e di Brescia riformare la governance duale o dettare le linee guida. Ma spetta al consiglio di sorveglianza dare gli indirizzi strategici e nominare il consiglio di gestione e a quest'ultimo proporre i dividendi e implementare le strategie stesse». Riportando l’attenzione al merito delle questioni, Sala sottolinea che «anziché alle tante parole spese nelle ultime settimane, guardiamo ai fatti. In questi ultimi mesi ce ne sono stati tre, molto positivi: la chiusura del riassetto Edison, una trimestrale in crescita e la riorganizzazione delle attività in Montenegro». Quest'ultimo è stato un investimento più volte criticato dalla politica ma giovedì scorso, osserva il presidente, «Mario Monti ha sottolineato la rilevanza dei rapporti economici tra Italia e Montenegro, in particolare nel settore energetico. Da luglio Epcg, società in cui rimarremo i gestori anche se sotto al 50%, avrà una politica tariffaria più vantaggiosa. In secondo luogo, cederà le attività termoelettriche e le forniture alle aziende energivore sovvenzionate, restando concentrata in una green company». Questa avrà numeri di rilievo con «oltre 800 megawatt di capacità idroelettrica, 300mila clienti e circa 70 milioni annui di ebitda. Senza contare che la rete, dal 2015, sarà collegata all'Italia». Nessun dubbio sugli obiettivi di A2A «anche perchè la principale sfida dei prossimi mesi sarà integrare Edipower, grazie a cui presto saremo il secondo operatore elettrico italiano».
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EDISON - DA A2A E DELMI SÌ A MODIFICA ACCORDO
A2A e Delmi hanno dato nei giorni scorsi l’ok alla revisione degli accordi per il riassetto di Edison. Lo rende noto un comunicato diffuso da A2A stessa, che evidenzia come le intese riviste siano due. In particolare sono stati sottoscritti un accordo tra A2A e Delmi, da una parte, e Edf, dall’altra parte, che ha previsto che il prezzo di cessione a Edf del 50 per cento di Transalpina di Energia, di proprietà di Delmi, sia aumentato da 704.372.600 euro a 783.748.900. “Nonché l’impegno di Delmi di corrispondere a Edf un importo pari al 50 per cento del maggior onere che Edf dovrà sostenere in conseguenza del lancio dell’opa obbligatoria sulle azioni Edison al prezzo di euro 0,89 per azione (in luogo di euro 0,84 per azione), in ogni caso fino al massimo di euro 25.100.000”. E un accordo tra A2A e Delmi, da una parte, e Edison e Alpiq, dall’altra parte, che ha previsto che il prezzo della cessione a Delmi del 50 per cento di Edipower di proprietà di Edison sia aumentato da 604.372.600 euro a 683.748.900, incrementando così il corrispettivo totale per il 70 per cento di Edipower da 804.372.600 euro a 883.748.900. L’esecuzione del contratto di compravendita di Transalpina di Energia è subordinata all’approvazione della Commissione europea; l’esecuzione del contratto di compravendita di Edipower è, a sua volta, subordinata all’esecuzione del contratto relativo a Transalpina di Energia (essendo già intervenuta l’autorizzazione dell’Autorità garante della concorrenza italiana).
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AMGA: VENDITA DI ENERGIA IN PERDITA, DIRETTORE LICENZIATO
Amga energia e servizi chiude il 2011 con una perdita di 1 milione e 500mila euro sul margine di contribuzione dell’energia elettrica venduta. Un risultato pesante, che contribuisce al sensibile calo dell’utile, sceso in un anno da 7 a 2 milioni di euro. Da qui la decisione dell’azienda di via Cotonificio di licenziare il direttore generale, ingegner Mauro Molinaro. La perdita registrata dalla vendita dell’energia è stata sanata, infatti, con i riscontri registrati dalla vendita del gas. Amga energia e servizi è una società a socio unico, controllata al 100% da Amga spa, la partecipata per il 61,3% dal comune di Udine, che vende gas metano ed energia elettrica per uso domestico e industriale. E se con la vendita del gas gli obiettivi sono stati raggiunti, per quanto riguarda l’energia elettrica non si può dire lo stesso. “ll risultato 2011 è molto inferiore all’anno precedente, questo deriva anche da errori fatti dal direttore”, dice il direttore operativo di Amga spa, Daniele Romanello, prima di ammettere di aver contestato l’operato di Molinaro, “come succede - spiega - in tutte le aziende private”. In ogni caso, Romanello non getta tutta la croce addosso al dg perché, aggiunge, “a determinare questo risultato sono stati diversi fattori esterni, come il fatto che nel mercato dell’energia elettrica i prezzi sono saliti in modo imprevedibile e che l’ultimo inverno mite ha indotto la gente a consumare meno gas”. Considerato, inoltre, che tra i clienti di Amga energia figurano diverse imprese industriali, l’azienda ritiene che parte del calo di introiti vada imputato anche alla crisi economica, che sta mettendo in difficoltà molte aziende. Amga energia e servizi è presente in circa seicento comuni italiani, nel 2010 il fatturato aveva raggiunto i 160 milioni di euro.
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GAIA DI LUCCA, BROCCHE IN OMAGGIO PER UN’ACQUA DA BERE E ONLINE
Un'intera settimana dedicata alla promozione delle buone pratiche per il rispetto dell'ambiente. L'iniziativa è di GAIA, il gestore del servizio idrico integrato nelle province di Lucca, Massa Carrara e Pistoia. Le brocche in vetro "GAIA DA BERE" saranno in giro fino presso gli sportelli al pubblico presenti sul territorio della Società, per essere regalati agli utenti che ne hanno fatto richiesta nel periodo promozionale, e per testimoniare l'impegno della società nell'offrire un prodotto di qualità, in una parola "da bere". Per il presidente Ermindo Tucci "la distribuzione dell'acqua potabile ai cittadini è un servizio pubblico di grande responsabilità, che aderisce a precisi standard di qualità dettati dalle leggi nazionali. Con questa occasione rendiamo pubblici sul nostro sito web i risultati delle analisi delle acque di ciascuno dei 47 comuni gestiti da GAIA per il 2012, per dimostrare come tutti i valori siano largamente nella norma e che, quindi, mettere in tavola la nostra acqua è sicuro e fa bene all'ambiente. Con oggi compiamo un altro passo in avanti verso i nostri obiettivi di trasparenza." "L'idea di regalare le brocche è nata durante la Giornata mondiale dell'acqua, il 22 marzo. - spiega il presidente Tucci - Ci siamo detti che gli utenti che aderivano ai nuovi canali di comunicazione di GAIA, ovvero GAIA@mail, il servizio di informazione via e-mail a cui ci si può iscrivere sul sito e su Facebook, meritavano un premio. Così abbiamo pensato a un piccolo (ma utile) gadget, per ricordare loro che scegliere di consumare l'acqua di casa "a chilometro zero", riduce l'inquinamento e fa risparmiare circa 300 euro all'anno a famiglia. Si stima che in un anno, in Italia, si consumano 12 miliardi di litri di acqua minerale e per fabbricare le bottiglie di plastica si producono 350.000 tonnellate di PET, difficile da smaltire, e si consumano 665.000 tonnellate di petrolio. Chi beve l'acqua del rubinetto contribuisce, nel suo piccolo, a regalare un mondo migliore e più vivibile ai propri figli." Gaia si aggiunge così all’elenco dei Gestori italiani che pubblicano in rete i dati qualitativi dell’acqua di rubinetto. Per la Giornata Mondiale dell’Acqua Federutility le ha raccolte qui .
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ACEA, QUASI 86 MLN L’UTILE 2011. SULLA VENDITA DEL 21% LA BATTAGLIA POLITICA
Chiude con un utile netto di quasi 86 milioni di euro il bilancio 2011 del gruppo Acea approvato nei giorni scorsi durante l'assemblea dei soci. L'utile ha subito un decremento del 6,5% rispetto allo scorso anno. Il dato e' dovuto a maggiori pressioni fiscali che l'azienda ha dovuto affrontare nel 2011. E' stata inoltre approvata la distribuzione di un dividendo di 0,28 euro per azione gia' pagata a dicembre 2011. Sono ''molto brillanti le prospettive previste per il piano di crescita fino al 2016 con previsioni di Ebitda di 874 milioni a fine piano''. Così l'amministratore delegato Marco Staderini, sottolineando che a fine piano e' prevista una forte riduzione del finanziamento. Come sottolineato da Staderini, ''la situazione del debito e' tranquillizzante e le prospettive sono altissime e i fondamentali sono ottimi''. Non accenna a placarsi intanto la disputa sul piano politico, a seguito dell’intenzione del sindaco Gianni Alemanno di procedere alla vendita del 21% di Acea. Il Pd romano - che ha presentato un’interrogazione al ministro Passera perché siano chiarite le corrette disposizioni legislative relative all’obbligo di vendita sostenuto dal sindaco - si tratta di “una svendita” cui opporsi in sede consiliare e non solo. Il partito ha annunciato un esposto alla Corte dei Conti “per valutare profili di danno erariale in conseguenza alla vendita di quote Acea”. Anche i sindacati “respingono l'operazione di porre sul mercato un ulteriore 21% di quote azionarie” e “denunciano la mala gestione messa in atto negli anni, allo scopo di raggiungere piu' facilmente l'obiettivo della vendita di Acea''. E' quanto si legge in una nota sindacale congiunta.
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ASM BRESSANONE, CHIUDE IN UTILE INSIEME A FORUME E ACQUARENA
Ammonta a 70 mila euro l'utile per il 2011 della nuova società “In house” che raggruppa Asm, Forum ed Acquarena di Bressanone (BZ). Il direttore generale Wolfgang Plank ha illustrato i numeri relativi all'attività 2011 delle tre strutture durante il consiglio comunale e alla fine della discussione il primo bilancio “aggregato” è stato approvato con 18 voti favorevoli, cinque astensioni e cinque voti contrari. Più che soddisfatto il sindaco Albert Puergstaller che tiene a precisare che le perdite di Forum e Acquarena sono state compensate dagli utili dell'Asm, ma che sono invece aumentate del 250% le tasse pagate nel 2011 per le tre strutture, visto che si è passati da 147 mila a 508 mila euro. Il futuro, comunque, dovrebbe essere più roseo, e già dal prossimo anno gli utili della nuova società dovrebbero aumentare. «Il primo bilancio aggregato di Asm, Forum ed Acquarena ci soddisfa molto, visto che ci sono già i primi risultati positivi - spiega il sindaco - Le perdite che si registrano ogni anno al Forum e all'Acquarena sono state compensate dall'Asm e per la prima volta il Comune non è costretto a coprire le spese, circa 150 mila euro per il Forum e ben 600 mila euro per l'Acquarena. Purtroppo un lato positivo ha anche un suo lato negativo, visto che le agevolazioni della Legge Tremonti non sono più valide e le tasse pagate per le tre strutture sono salite nel 2011 del 250%, passando da 147 mila a ben 508 mila. La crisi e i provvedimenti presi dal nuovo Governo, dunque, toccano un po' tutti e le tasse sono lievitate». Nonostante la crisi, comunque, l'Asm nel corso del 2011 ha investito in progetti importanti per la comunità brissinese. «È stato realizzato un bacino di contenimento per l'acqua potabile a Millan per una spesa totale di 1,5 milioni di euro - continua - Inoltre è stata realizzata in collaborazione la centrale del teleriscaldamento a Pinzago ed è stata ampliata la rete nella zone ovest della città. Insomma, investimenti importanti e necessari per fornire alla gente servizi di qualità».
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ACEGAS-APS: CRESCONO I RICAVI NEL PRIMO TRIMESTRE
Ricavi netti a quota 183 milioni di euro (+17,3%), il margine operativo lordo (mol) a 35,2 milioni (+12,5%) e il risultato operativo a 18,3 milioni (+16,5%). Si è riunito nei giorni scorsi, sotto la presidenza di Massimo Paniccia, il consiglio di amministrazione di AcegasAps, che ha preso visione e ha approvato il resoconto intermedio di gestione al 31 marzo 2012. Il risultato netto del periodo, leggiamo in una nota, chiude il primo trimestre 2012 a 7 milioni di euro, in riduzione del 7,8% rispetto ai 7,6 milioni del primo trimestre 2011, principalmente per effetto dell’aumento degli oneri finanziari netti e del tax rate. La posizione finanziaria netta della multiutility del nordest è pari a 471 milioni. È stato inoltre rinnovato il programma di acquisto azioni proprie. “Le attività di libero mercato nei settori dell’energia elettrica e del gas potrebbero mostrare una riduzione dei margini in relazione alle revisioni delle componenti tariffarie prospettate dall’Authority - spiega la società. - Per le attività regolamentate sono previsti margini stazionari rispetto al 2011”. Il 2012 sarà inoltre caratterizzato dagli effetti positivi derivanti dal consolidamento delle attività energetiche dell’ex-Iris Gorizia (Est Più e Isogas), acquisite in joint-venture con l’Eni a giugno 2011. L’effetto combinato dei fenomeni sopra descritti dovrebbe condurre a un 2012 con margini operativi in crescita e a un utile netto in linea con quello del 2011.
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ASCOPIAVE, NEL 2011 RICAVI OLTRE I 1.100 MLN
L’assemblea degli azionisti di Ascopiave, riunita sotto la presidenza di Fulvio Zugno, ha approvato il bilancio dell’esercizio 2011, caratterizzato da un margine operativo lordo consolidato a 95,3 milioni di euro (78 milioni nel 2010, +22,2%) e un utile netto consolidato a 8,3 milioni (32,8 nel 2010, -74,9%). L’assemblea inoltre ha nominato Enrico Quarello nuovo amministratore della società, ha approvato la politica di remunerazione e un piano di incentivazione a lungo termine a base azionaria, riservato agli amministratori esecutivi e ad alcune risorse direttive della spa e delle società da essa controllate. L’esercizio si è chiuso positivamente per il gruppo Ascopiave, con ricavi consolidati a 1.102,6 milioni di euro (855,9 milioni nel 2010, +28,8%). I risultati, spiega una nota, sono stati influenzati in negativo dall’aumento del carico fiscale conseguente alla maggiorazione delle aliquote delle imposte sui redditi introdotta dalla revisione della Robin Tax. La posizione finanziaria netta del gruppo, al 31 dicembre 2011, è pari a 201,2 milioni, con una variazione nei 12 mesi di 105,3 milioni, determinando un rapporto di leva finanziaria a fine 2011 pari a 0,5 che si conferma fra i migliori del settore. La capogruppo ha chiuso l’esercizio con ricavi per circa 75 milioni e un risultato netto di 6,2 milioni di euro.
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MACERATA, IL COMUNE RIVEDE LE TARIFFE CIMITERIALI
Nel comune di Macerata la crisi ha evidenziato che in taluni casi le tariffe per i servizi forniti dal comune erano nettamente sottodimensionate. E conseguentemente si è reso necessario un profondo cambiamento anche per l’inumazione nei campi del civico cimitero. “Il provvedimento assunto dalla Giunta - si legge nella nota stampa del Comune - fa passare da 142 a 730 euro il prezzo la cittadino dell’inumazione. Si è reso necessario in quanto la tariffa finora in vigore fu determinata senza un’esatta corrispondenza dei costi sostenuti realmente per garantire il servizio, compreso quello delle esumazioni e dei lavori sistemazione dovuti alla rotazione del campo ogni 10 anni. A ciò va aggiunto il fatto che i costi di gestione sono notevolmente cresciuti per l’amministrazione comunale negli ultimi anni. Da qui il rincaro che pone proporzionalmente in linea l’inumazione a campo con i costi del servizio nei loculi. Il servizio di inumazione ed esumazione rimarrà gratuito secondo il Regolamento comunale di Polizia Mortuaria per le salme di persone che sono riconosciute indigenti o per le quali c’è disinteresse da parte dei familiari”.
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ACQUA, D’ASCENZI: “LA PIU’ GRANDE MENZOGNA E’ DIRE CHE SULL’ACQUA SI GUADAGNA”
“Gia' da prima del referendum, sull’acqua se sono dette tante, ma la piu' grande menzogna riguarda il vantaggio economico”. E' questo il parere di Mauro D'Ascenzi, vicepresidente di Federutility interrogato dall'Adnkronos sulle “grandi menzogne” in materia di sostenibilità. E' un vero e proprio peccato "non dire che la piu' grande misura di green economy riguarda invece proprio la gestione dell’acqua che necessita di 65 miliardi di investimenti". Per ogni miliardo, sottolinea D'Ascenzi, "si parla di ben 15 mila posti di lavoro". Eppure sono tanti gli interventi da mettere in campo, soprattutto quelli di depurazione per i quali gia' pendono "800 attenzioni da parte della Comunita' Europea che, da un giorno all'altro, potrebbero trasformarsi in multe". Il paradosso, dunque, secondo il vicepresidente di Federutility, "e' che oltre a non fare investimenti si rischia anche di pagare delle multe". Un altro problema di disinformazione "e' parlare solo di acqua potabile, come e' stato anche in occasione del referendum, quando invece si dovrebbe intervenire sul sistema di raccolta e conservazione". In questo senso i soldi da investire "sono molto piu' di 65 miliardi". L'acqua - conclude D'Ascenzi, "e' un bene prezioso e in quanto tale ha bisogno di investimenti e di una politica industriale".
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TOSCANA, LA REGIONE PREPARA UNA LEGGE PER LE EMERGENZE IDRICHE
Una legge per dotarsi di uno ''strumento ordinario da attivare a seguito del dichiarato stato di emergenza regionale'' e che ''disciplini le azioni volte a contrastare le situazioni di crisi nel rispetto della tutela del patrimonio idrico esistente''. Questo l'intento della proposta di legge ''Norme per la gestione delle crisi idriche e idropotabili'', che contiene specifiche modifiche alle leggi regionali 69/2011 (Istituzione dell'autorita' idrica toscana e delle autorita' per il servizio di gestione integrata dei rifiuti urbani) e 91/1998 (Norme per la difesa del suolo). La proposta di legge è stata illustrata in Commissione Ambiente e territorio del Consiglio regionale e ''scaturisce dalla necessita' di disciplinare modalita' operative e attuazione degli interventi finalizzati al superamento delle situazioni di emergenza idrica e idropotabile che negli ultimi anni hanno interessato periodicamente la Toscana e che, per la loro peculiarita' di fenomeni non improvvisi, possono essere gestite in maniera diversa dalle altre calamita''' ha spiegato Franco Gallori, responsabile del Settore Tutela e gestione delle risorse idriche della Regione. ''Lo strumento primario - ha spiegato Gallori - e' individuato nel piano straordinario di emergenza, varato dal presidente Rossi, che contiene interventi e misure atti a garantire l'omogeneita' delle azioni intraprese e, contestualmente, a verificarne la sostenibilita' per una corretta gestione della risorsa che si concretizza anche attraverso il risparmio idrico e un equo riparto tra usi e utilizzatori''. Tra gli obiettivi della proposta, anche quello di ''accelerare la tempistica di attuazione degli interventi e delle misure previsti nel piano di emergenza, prevedendo, in caso di ritardi o inadempienze da parte degli enti preposti, l'esercizio di poteri sostitutivi''. Nel dettaglio, la legge disciplina le procedure per la dichiarazione dello stato di emergenza e quindi per l'attivazione delle relative disposizioni; introduce al piano straordinario di emergenza che non individua solo interventi strutturali per l'approvvigionamento idrico, ma detta anche una serie di iniziative su piu' fronti, come l'informazione e azioni volte a eliminare sprechi e usi impropri, fino ad arrivare a limitazioni quantitative. Prevista anche l'istituzione di una cabina tecnica di regia per il supporto tecnico al presidente della Giunta nelle fasi di redazione del piano e di monitoraggio e controllo e una norma a carattere retroattivo affinche' le disposizioni ''valgano anche con riferimento a quanto stabilito per effetto della dichiarazione di mergenza idrica e idropotabile in atto alla data di entrata in vigore della legge''.
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PUGLIA, ACCORDO REGIONE, ANCI, ATO E AQP PER UTENZE DEBOLI
Condiviso il Protocollo d'intesa tra Regione Puglia, Autorità idrica pugliese, Acquedotto pugliese e ANCI Puglia, per la concessione di agevolazioni tariffarie alle utenze deboli nell'erogazione del servizio idrico integrato. “Per l'approvazione e la sottoscrizione si attende che tutti i soggetti competenti adottino i rispettivi atti d'approvazione". Così l'Assessore alle Opere pubbliche Fabiano Amati al termine dell'ultima riunione del tavolo tecnico dei giorni scorsi. "Credo di poter dire - ha detto Amati - che il sistema di agevolazioni tariffarie congegnato rappresenti un'originalità, almeno italiana, tra tutti i gestori del servizio idrico integrato, rendendoci sperimentatori di una soluzione che tiene assieme il bisogno e la necessità di conseguire risparmi, in linea con le politiche e le decisioni internazionali più moderne." Il Protocollo disciplina il sistema di agevolazioni tariffarie per la fornitura del servizio idrico integrato a nuclei familiari residenti in Puglia, che versano in condizioni socio economiche disagiate. Oltre ad interventi di carattere congiunturale, l'accordo impegna le parti a rendere coerenti gli interventi strutturali con i principi di riduzione e razionalizzazione dell'uso della risorsa, di sostenibilità ambientale e di progressività della partecipazione ai costi. In particolare, la Regione Puglia si impegna a mettere a disposizione del soggetto gestore una quota aggiuntiva di risorse pubbliche pari a 120 milioni di euro, da utilizzare per finanziare investimenti già inseriti nel Piano d'ambito, ma previsti a carico della tariffa; i risparmi conseguiti produrranno una progressiva riduzione della tariffa nel periodo 2013-2018, che verrà destinata a finanziare le agevolazioni previste dal protocollo. Potranno accedere alle agevolazioni previste gli intestatari del contratto di utenza Aqp appartenenti a tre categorie: nuclei familiari con reddito ISEE inferiore a 7.500 euro, nuclei familiari numerosi con un reddito ISEE inferiore a 20.000 euro e nuclei che versano in condizioni particolari di difficoltà, con reddito ISEE inferiore a 10.000 euro annui. Nei prossimi anni, in base alla evoluzione del Piano d'ambito e del contesto socio-economico regionale, si procederà alla revisione del sistema tariffario sulla base di obiettivi condivisi, con particolare riferimento alla riduzione dei consumi e alla agevolazione delle fasce deboli.
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ATO CALTANISSETTA, ASSEMBLEA DESERTA SU FUTURO LAVORATORI E PIANO INDUSTRIALE. LASCIA IL PRESIDENTE
Nei giorni scorsi l'Ato idrico di Caltanissetta non ha esaminato né si è pronunciato sulle richieste di revisione del piano economico finanziario avanzate da Caltaqua. Ne da notizia il Giornale di Sicilia. La riunione congiunta del consiglio di amministrazione e dell'assemblea generale dei sindaci, infatti, è andata deserta. Tra le decisioni attese quella relativa ai 48 dipendenti, per i quali il gestore Caltaqua ha momentaneamente sospeso la procedura di mobilità avviata. Il futuro dei lavoratori dipende proprio dall'accoglimento delle richieste di revisione del piano economico finanziario della società spagnola. Le decisioni erano attese per inizio mese. Intanto all'Ato idrico è scoppiata una bomba inattesa con la richiesta delle dimissioni del presidente Ferdinando Maurelli effettuata dal commissario straordinario della Provincia Damiano Li Vecchi a quanto pare per equilibri interni dell'Mpa. Maurelli è stato voluto dal deputato regionale Pino Federico al quale è subentrato alla presidenza dell'Ato.
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TRENTO, DALLA COMUNITA CIMBRA 3,6 MLN PER LA RETE IDRICA
La Giunta della Comunità Cimbra (TN) ha ripartito il Fondo Unico Territoriale fra i Comuni membri di Folgaria, Lavarone e Luserna. Il fondo di 3 milioni e 600 mila euro sarà così ripartito: 991 mila euro andranno a Folgaria, 1 milione e 350 mila a Lavarone e 1 milione e 487 a Luserna. Nei mesi sorsi, la conferenza dei Sindaci aveva stabilito che l'intero fondo fosse impegnato per la rete idrica: l'altopiano scarseggia di acqua e deve attingere alla acque nere di Terragnolo dal 1978. Inoltre tecnologie sempre più avanzate impongono una costante manutenzione, anche straordinaria. Il dato più interessante dell’operazione riguarda il ruolo che ha svolto la Comunità in tema di redistribuzione, consolidando ed accrescendo la costante collaborazione fra i tre Comuni, che scegliendo un unico settore di spesa hanno permesso di intervenire in modo massiccio sulla rete idrica, tallone d'Achille dell'altopiano. Accanto al riparto, i tre consigli comunali hanno deciso di approvare una convenzione che prevede la gestione associata in capo alla Comunità usufruendo così di un ulteriore 5% di contributo e portando al 95% il contributo provinciale.
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REGGIO EMILIA, UN CONSIGLIO LOCALE PER STUDIARE IL NUOVO AFFIDAMENTO
Un Consiglio Locale, intesa come articolazione provinciale della nuova Agenzia Territoriale per il servizio idrico e rifiuti della Regione (ATESIR), promuoverà un dibattito aperto a gestore, associazioni di consumatori e imprese in vista del nuovo affidamento del servizio idrico integrato. L’affidamento ad Iren, infatti, è in regime di proroga fino alla fine dell’anno. Saranno svolte audizioni, pubblicate online, di tecnici e accademici, al fine di conseguire informazioni approfondite in vista del nuovo affidamento. Il gestore, intanto, è invitato a pubblicare online i bilanci, collegando ogni investimento al finanziamento utilizzato, con relativo costo di acquisizione su mercati finanziari dei capitali usati. Al gestore è stato chiesto anche di accantonare la quota di remunerazione non investita, alla data del 1/07/2011. In attesa che il Consiglio Locale pervenga ai documenti conclusivi, è stato chiesto al Forum per l’acqua pubblica di sospendere la cosiddetta “campagna di obbedienza civile”.
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ROTTURE TUBAZIONI IN PE E RIMEDI: LA PROPOSTA DI LYONDELLBASELL, HERA E POLITECNICO DI MILANO
In occasione di Accadueo (la fiera di Ferrara sull’industria idrica), la Direzione di Basell Poliolefine Italia S.r.l. (gruppo LyondellBasell) ha organizzato un incontro per presentare i risultati ottenuti dallo studio congiunto tra LyondellBasell, HERA e il Politecnico di Milano, condotto per analizzare le cause delle rotture di tubazioni in PE della rete HERA. L’Ing. D. Gadani - Ricerca e Sviluppo, HERA; il Prof. R. Frassine - Scienza dei Materiali, Politecnico di Milano; l’Ing. R. de Palo, Resp. Applicazione Tubi interrati PE e PP - Basell Poliolefine Italia S.r.l - parleranno del lavoro congiunto illustrandone i dati e le possibilità di miglioramento identificate. L’evento - riservato al mondo delle Multiutility - avrà luogo Martedì 22 maggio 2012 presso il Centro Ricerche Giulio Natta di Ferrara. Seguirà la visita guidata del Centro, il più grande al mondo per lo studio delle poliolefine, dove sono state implementate le invenzioni del Prof. Natta, unico Premio Nobel per la Chimica in Italia (1963).
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ROMAGNA, LA DIGA DI RIDRACOLI RECUPERA I LIVELLI DI INVASO
Tirano un sospiro di sollievo, dopo mesi di crisi idrica, le province romagnole rifornite di acqua dall'invaso di Ridracoli. Nei giorni scorsi, infatti, la diga ha cominciato a tracimare, complici le abbondanti precipitazioni, e ciò ha permesso all'allarme di venire definitivamente revocato. Ma le fontane sono ancora chiuse e forse è necessario ancora un risparmio. Con le piogge che, nel mese di aprile e in questo inizio maggio, hanno interessato il territorio romagnolo, e non solo, i livelli di metri cubi di acqua hanno visto un progressivo aumento, e conseguente miglioramento di una situazione piuttosto allarmante. Le precipitazioni hanno dunque consentito alla diga di raggiungere oltre 33,6 milioni di metri cubi di acqua, tanto che è stato oltrepassato il livello di sforo e una sottile cascata, di 103.5 metri di lunghezza, ha cominciato questo lunedì a tracimare dall'invaso di Ridracoli precipitando nell'alveo del fiume Bidente. La stagione della crisi idrica dunque può considerarsi conclusa, anche se un certo livello di continua attenzione e precauzione risulta essere più tutelante per scongiurare un nuovo eventuale allarme. Importante quindi non abbassare la guardia ignorando le buone pratiche di risparmio. Infatti anche l'anno scorso ad aprile la diga tracimava ma dopo l'estate la crisi idrica si palesò con tutti i suoi disagi. Ariana Bocchini, presidente di Romagna Acque che gestisce l'alimentazione di acqua proveniente dall'invaso, dichiara che l'obiettivo è arrivare all'estate con l'invaso pieno, in modo da poter fronteggiare un nuovo eventuale autunno poco piovoso come quello del 2011.
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PUGLIA E CAMPANIA SI ACCORDANO PER IL TRASFERIMENTO DELLE RISORSE IDRICHE
È stato sottoscritta nei giorni scorsi a Roma l’intesa tra le Regioni Puglia e Campania per la regolamentazione del trasferimento idrico interregionale tra le due regioni. Sarà valida fino alla sottoscrizione dell’accordo di programma unico per il trasferimento delle risorse idriche tra le regioni del Distretto Idrografico dell’Appennino Meridionale (Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Lazio, Molise e Puglia). Nel febbraio del 2010 le regioni hanno avviato un percorso volto alla razionalizzazione delle risorse idriche e alla regolamentazione dei trasferimenti interregionali, sottoscrivendo un documento comune d’intenti per pianificare l’uso delle risorse in termini di equilibrio tra disponibilità e fabbisogno tra i diversi usi, contemperando le esigenze dei contesti ambientali e sociali su cui agiscono i prelievi, evitando le perdite, gli sprechi, gli abusi e i cattivi usi. “Quello di oggi - ha commentato Fabiano Amati, assessore della regione Puglia - è un importante passo che le Regioni del Mezzogiorno d’Italia compiono verso un governo unitario della risorsa idrica e verso una regolamentazione dei trasferimenti ispirata a criteri di equità, anche alla luce di una valutazione aggiornata e precisa dei fabbisogni idrici e delle disponibilità effettive delle singole Regioni”. “Quando avremo sottoscritto l’accordo unico - ha aggiunto - ci troveremo di fronte ad una novità amministrativa e culturale che anche questo protocollo favorisce: avremo finalmente posto in soffitta l’idea che l’acqua possa produrre utilità economica al territorio amministrativo in cui sgorga o scorre, accogliendo il concetto che di proprietà di tutte le regioni sono, assieme e solo assieme, l’acqua e la sete, per cui a tutti spetta contribuire per preservare corsi d’acqua e sorgenti”.
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ARPA: IN FRIULI ACQUA DI ELEVATA QUALITA’, RISCHI PER LEGIONELLA
La qualita' dell'acqua potabile in Friuli Venezia Giulia e' mediamente elevata. Invece l'inquinamento da legionella delle acque degli impianti collettivi di condizionamento dell'aria e delle piscine e' in incremento e l'attivita' di controllo sta cercando di prevenire la diffusione delle malattie correlate. Lo segnala il "Rapporto sullo stato dell'ambiente 2012: tematiche ambientali in primo piano in Friuli Venezia Giulia", illustrato alla IV Commissione consiliare dal direttore generale di Arpa FVG Lionello Barbina. Il controllo delle acque potabili, afferma Il Rapporto, e' svolto con puntualita' dai gestori degli acquedotti per garantire il rispetto dei limiti di potabilita' previsti dalla legge. La maggior parte dei grandi acquedotti deriva e distribuisce acqua di elevata qualita' (nitrati inferiori a 10 mg/l). Solo alcune captazioni di acquedotti locali che prelevano da falde presenti sotto terreni permeabili e condizionate dall'attivita' agricola distribuiscono acque con elevato contenuto di nitrati. L'utilizzo di concimi azotati nelle coltivazioni di mais in vaste aree a rischio delle province di Udine, Pordenone e Gorizia, e' causa della significativa presenza di nitrati nelle acque di risorgiva. L'inquinamento dell'ambiente lagunare e marino, invece, e' meno grave, nonostante le alte concentrazioni di nitrati, grazie alla diminuzione del fosforo.
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ISERNIA, SIGILLI AL DEPURATORE DI PESCHE
Il corpo forestale nei giorni scorsi ha posto i sigilli allo scarico di piena dell’impianto di depurazione che serve il comune di Pesche, in provincia di Isernia. Il provvedimento è stato disposto dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Isernia Roberta D’Onofrio e lascia privi di scarico fognario i comuni di Carpinone, Pesche e Pettoranello. A tal proposito il sindaco di Pesche, Ido De Vincenzi, ha scritto ai vertici regionali e al ministro della Sanità Renato Balduzzi per denunciare le conseguenze del provvedimento che comporterà “un danno grave ed irreparabile per la salute pubblica e privata oltre che un deterioramento irrimediabile sotto l’aspetto ambientale”. De Vincenzi chiude la nota: “Se il caso lo richiederà, il sottoscritto sarà anche pronto a restituire la fascia tricolore”.
GORI, 2 MLD PER L’ACCESSO ALL’ACQUA DEI COMUNI VESUSIANI
Gori, il gestore idrico dell’Ato Sarnese Vesuviano, ha ultimato importanti interventi per consentire l’approvvigionamento idrico di aree alle pendici del Vesuvio. Infatti le frazioni alte di tali comuni hanno da sempre e storicamente sofferto di problemi di carenza idrica e in molte zone, di totale mancanza del servizio. Il completamento degli interventi e la definitiva messa in esercizio da parte di Gori del nuovo serbatoio denominato “La Siesta”, ubicato nel comune di Ercolano a circa 390 metri di altitudine, consentirà di garantire la fornitura idrica a residenti e operatori turistici delle pendici del Vesuvio e di assicurare una maggiore continuità del servizio idrico in quelle zone che con la precedente infrastrutturazione degli acquedotti vesuviani soffrivano di periodiche crisi idriche, soprattutto nei periodi estivi. L’importante intervento cofinanziato dalla Regione Campania, che ha comportato un investimento di oltre 2 milioni di euro, ha consentito la costruzione, all’interno del Parco Nazionale del Vesuvio, del serbatoio La Siesta, con una capacità di accumulo di 2.300 metri cubi, senza alcun impatto ambientale in un’area protetta e di enorme interesse turistico. “Siamo felici di essere riusciti a superare una storica problematica e a mantenere gli impegni assunti con le amministrazioni comunali per garantire un servizio adeguato per centinaia di cittadini e operatori turistici di questa zona - dice Giovanni Paolo Marati, amministratore delegato di Gori -. Ringraziamo il Settore Ciclo Integrato delle Acque della Regione Campania, che ci ha consentito di anticipare la messa in esercizio dei nuovi schemi acquedottistici in fase di completamento, fornendoci maggiori risorse idriche dai sistemi regionali”.
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MAZARA (TR), IN ARRIVO 29 MLN DAL CIPE PER FOGNATURE E DEPURAZIONE
«Il Comitato interministeriale di programmazione economica ha ammesso a finanziamento, per complessivi 29 milioni di euro, tre interventi presentati dal Comune, tramite l'Ato idrico e riguardanti la depurazione delle acque reflue del territorio mazarese». Ad annunciarlo una nota del comune di Mazara (TR). I progetti finanziati riguarderebbero: il potenziamento (3 milioni di euro) del depuratore, ancora non attivo, di contrada Bocca Arena per incrementarne la funzione in virtù della crescita demografica; l'installazione (3 milioni di euro) di nuove pompe di sollevamento; il completamento (23 milioni di euro) della rete fognaria. Per realizzare le opere però «sarà necessario - ha spiegato Alberto Ditta, dirigente comunale del Settore Lavori pubblici - un accordo di programma quadro tra Ministero delle Economie e Finanze e Regione Siciliana, in quanto il Cipe garantirà l'80% dei fondi, mentre il restante 20% sarà a carico della Regione che ha già comunicato che provvederà alla copertura dell'importo mediante i fondi europei liberati dal precedente programma operativo». Soddisfazione è stata espressa dal sindaco Nicola Cristaldi. «Abbiamo ereditato - ha dichiarato - una città nella quale le acque nere venivano scaricate in mare e nella quale il lungomare era una vera e propria fogna a cielo aperto. Adesso siamo in attesa di questi importanti interventi che elimineranno definitivamente le criticità del sistema fognario e di depurazione; abbiamo già avviato e sono in fase avanzata i lavori per l'eliminazione degli scarichi fognari sui lungomare. A breve, quando finiranno tali lavori potremo finalmente attivare il depuratore comunale che è già pronto per l'uso dopo gli ultimi interventi realizzati».
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AGRIGENTO, OLTRE 30 MLN DAL CIPE PER DEPURAZIONE E FOGNATURE
Grande soddisfazione da parte del sindaco di Porto Empedocle Calogero Firetto alla notizia del provvedimento del Cipe che destina un finanziamento per opere fognarie e depurative del Consorzio d'Ambito di Agrigento. In particolare molti interventi finanziati del Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica interesseranno il Comune di Porto Empedocle, la città capoluogo e il comune di Ribera. Per Porto Empedocle sono stati finanziati interventi per il colletta mento dei reflui ((975.000 euro) e per il completamento della rete fognaria (2.270.000 euro). Per Agrigento sono stati finanziati l’adeguamento dell’impianto di depurazione (1.290.000 euro), il completamento della rete fognaria (oltre 12 mln complessivi) e un nuovo impianto di depurazione a servizio della fascia costiera (17 mln). Per il comune di Ribera (AG) il finanziamento ammonta a 2.416 mln di euro e saranno utilizzati per il rifacimento totale della rete fognaria. Gli interventi sono stati finanziati con risorse regionali del Fondo per lo sviluppo e la coesione e sulle risorse liberate derivanti dalla programmazione comunitaria 2000-2006.
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MAZARA (TR), IN ARRIVO 29 MLN DAL CIPE PER FOGNATURE E DEPURAZIONE
«Il Comitato interministeriale di programmazione economica ha ammesso a finanziamento, per complessivi 29 milioni di euro, tre interventi presentati dal Comune, tramite l'Ato idrico e riguardanti la depurazione delle acque reflue del territorio mazarese». Ad annunciarlo una nota del comune di Mazara (TR). I progetti finanziati riguarderebbero: il potenziamento (3 milioni di euro) del depuratore, ancora non attivo, di contrada Bocca Arena per incrementarne la funzione in virtù della crescita demografica; l'installazione (3 milioni di euro) di nuove pompe di sollevamento; il completamento (23 milioni di euro) della rete fognaria. Per realizzare le opere però «sarà necessario - ha spiegato Alberto Ditta, dirigente comunale del Settore Lavori pubblici - un accordo di programma quadro tra Ministero delle Economie e Finanze e Regione Siciliana, in quanto il Cipe garantirà l'80% dei fondi, mentre il restante 20% sarà a carico della Regione che ha già comunicato che provvederà alla copertura dell'importo mediante i fondi europei liberati dal precedente programma operativo». Soddisfazione è stata espressa dal sindaco Nicola Cristaldi. «Abbiamo ereditato - ha dichiarato - una città nella quale le acque nere venivano scaricate in mare e nella quale il lungomare era una vera e propria fogna a cielo aperto. Adesso siamo in attesa di questi importanti interventi che elimineranno definitivamente le criticità del sistema fognario e di depurazione; abbiamo già avviato e sono in fase avanzata i lavori per l'eliminazione degli scarichi fognari sui lungomare. A breve, quando finiranno tali lavori potremo finalmente attivare il depuratore comunale che è già pronto per l'uso dopo gli ultimi interventi realizzati».
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ACQUE VERONESI, OLTRE 7 MLN DI INVESTIMENTI IN FOGNATURA E DEPURAZIONE
Il depuratore di San Giovanni Lupatoto (VR) passerà da una potenzialità di 24mila abitanti equivalenti a 40mila. Il progetto preliminare è stato approvato nei giorni scorsi fa dal consiglio del Consorzio Acque Veronesi, l´ente che in gestione dall´Ato di Verona il servizio idrico integrato, riguardante acquedotto, rete distributiva, rete fognaria e depurazione delle acque. L´intervento costerà poco meno di 5 milioni di euro e sarà attuato gradualmente. Il piano operativo 2012-2014 del Consorzio precisa che 216 mila euro saranno spesi nel 2012, 800mila nel 2013, 1,2 milioni saranno sborsati nel 2014 e 2,7 milioni riguarderanno le successive annualità. Per il sindaco Fabrizio Zerman «la cifra investita è quella programmata prevista nel piano complessivo riguardante il nostro paese. Sono soddisfatto dell´impegno pluriennale che il Consorzio Acque Veronesi ha voluto adottare, che segna un altro passo determinante per San Giovanni». A giugno dovrebbero partire i lavori per la fognatura, per una cifra complessiva di 1,1 milioni di euro, di cui 700mila sono previsti in esborso nel 2012 e la rimanente parte nel 2013. Acque Veronesi, inoltre, ha investito più di due milioni di euro per dotare il comune di Nogarole Rocca di un nuovo impianto di depurazione. “Un valore - afferma il presidente di Acque Veronesi Anna Leso - che non è solo economico, visto che con questo intervento sarà possibile garantire un servizio di depurazione migliore e, quindi, tutelare ancor di più l’ambiente”. Questa opera rappresenta la seconda fase del riordino del sistema fognario e depurativo del Comune di Nogarole Rocca. I lavori per la realizzazione del nuovo impianto di depurazione dureranno un anno ed avranno un costo complessivo di 2.140.000 euro. “Tutto questo - conclude il presidente di Acque Veronesi - permetterà di avere a disposizione un impianto moderno, con notevole incremento dei rendimenti depurativi rispetto agli impianti esistenti, e di migliorare sensibilmente la qualità delle acque depurate”.
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DEPURAZIONE, TASM RASSICURA SULLE PROCEDURE NEL SUD MILANESE
L’impianto di depurazione di San Giuliano è stato completato, ma a breve nel Sudmilano dovranno essere effettuati investimenti per portare fognature, rogge e impianti ai livelli richiesti dall’Europa. Attualmente infatti, nell’ambito di una procedura di infrazione avviata dalla Commissione europea nei confronti dell’Italia per agglomerati con dimensione uguale o superiore a 10mila abitanti, rientra anche questa porzione di Sudmilano. In particolare per quanto concerne il comparto di cui fa parte San Giuliano, che comprende anche i comuni di Mediglia e San Donato. In tema di presunte infrazioni alla direttiva Ue, dovrà essere infatti completato il collettore di Mediglia, per cui la società Tasm ha già provveduto ha realizzare una parte dell’intervento e ha già riappaltato le opere mancanti che dovrebbero essere completate entro il 2013. Notizie precise sullo stato dell’arte dei lavori sono state diffuse con una missiva recentemente inviata da Tasm al Comune di San Giuliano, che aveva chiesto informazioni specifiche e tecniche riguardante il settore attualmente nel mirino dei controlli. Relativamente all’impianto di depurazione, Tasm fa sapere: «A seguito dell’ultimazione dei lavori di adeguamento e ampliamento dell’impianto di depurazione a San Giuliano Milanese Est, già avviati nell’anno 2007 e ultimati nel febbraio 2011, non risulta più essere inserito tra gli interventi soggetti a infrazione». Mentre rimanendo nel medesimo “agglomerato”, dovrà essere completato il collettore di Mediglia, con la dismissione degli scarichi nella roggia Robbiano Mediglia e dovrà essere sistemata la fognatura di San Donato, con il completamento del sesto lotto. Tutte opere in capo a Cap Holding che «ha già programmato i relativi lavori». Dove mancano interventi, c’è già un programma di opere pianificato, per il resto San Giuliano non dovrebbe correre rischi.
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SARNO (SA), ATTESO RIMBORSO DI 600 MILA EURO DA GORI
Gori, il gestore idrico dell’Ato Sarnese Vesuviano, dovrà rimborsare al comune di Sarno circa 600mila euro. Ne da notizia il Mattino. Il debito è stato accumulato dal 2003 ad oggi e, cioè, da quando il gestore ha preso possesso della rete idrica in nome e per conto dell’Ato. Le somme hanno origini di diversa natura e derivano da mancati rimborsi e da oneri finanziari su mutui contratti per le tubazioni. Circa 50mila euro, risalenti al biennio 2004-2005, riguardano oneri per il personale e trattamenti accessori. Oltre 120mila euro sono rimborsi del 2005 che non sono ancora entrati, nonostante il lungo tempo trascorso, nella disponibilitá del Comune. Infine, la parte preponderante è dovuta al mancato rimborso di rate di mutui contratti per la realizzazione o il miglioramento della rete idrica cittadina, che, di fatto, è nel possesso pieno di Gori. Si tratta di circa 400mila euro, consistenti in rate annuali di circa 50mila euro cadauna dal 2003 al 2011 che il Comune ha versato in quanto, inizialmente, i mutui erano stati contratti dall’ente per opere poi transitate nel patrimonio del gestore.
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CALABRIA, SULLA DEPURAZIONE NUOVE REGOLE PER GLI INVESTIMENTI PARI A QUASI 160 MLN
Sulla depurazione la Calabria è pronta a cambiare. L’annuncio è del presidente della Giunta regionale Giuseppe Scopelliti, dell'assessore all'Ambiente Francesco Pugliano e dal direttore generale del dipartimento regionale Acque Bruno Gualtieri che hanno illustrato le modalità di finanziamento sulla depurazione delle acque reflue stanziati dal Cipe. «Oggi - ha detto Scopelliti - presentiamo una programmazione, nell'ambito del Piano nazionale per il Sud, che prevede un investimento da 160 milioni di euro di risorse pubbliche, a cui si aggiungono 58 milioni di risorse private, da investire nella depurazione». «Negli anni più recenti - ha aggiunto il Governatore - abbiamo operato una inversione di tendenza nelle metodologie di approccio in questo settore. Nel 2010, a fronte di una situazione di emergenza, abbiamo fatto fronte con cinque milioni di euro; nel 2011 abbiamo elaborato un programma che prevedeva 47 interventi in 42 comuni per complessivi 38 milioni di euro, ma solo 2 comuni sui 42 hanno completato le procedure». «Tra il 2000 e il 2010, in Calabria, - ha puntualizzato Scopelliti - sono stati impegnati, complessivamente, 461 milioni di euro per il settore fognario e della depurazione; di questi 310 milioni sono riferiti al periodo 2005/2010. Non conosciamo quale strategia sia stata messa in campo negli anni scorsi; sappiamo però che la procedura d'infrazione è del 2003, che una prima diffida è del 2005 e una seconda del 2009. E non è accaduto niente. Noi abbiamo messo in campo programmi che vengono finanziati. Ora la parola passa ai Comuni che devono essere in grado di gestire i processi attuativi. Noi siamo pronti a sostenere gli enti locali che dovessero trovarsi in difficoltà nella fase di progettazione». Sul piano tecnico, il direttore generale del dipartimento ing. Gualtieri ha richiamato alle loro responsabilità in primo luogo i Comuni: «Una tariffa unica, onnicomprensiva, pari a 0,22 euro a metro cubo per tutti i servizi riferiti alla depurazione, compreso energia elettrica, smaltimento fanghi e manutenzione straordinaria. E poi la regola che riguarda il monitoraggio: i pagamenti alle ditte saranno effettuati solo sulla base della conformità delle acque; se le analisi sono buone arriveranno i soldi, con giudizio medio scatteranno le penali, con dati negativi non potrà essere preteso il pagamento del servizio. Non ci interessa come si progetta e come si realizza, perchè pagheremo le tariffe solo se gestione e realizzazione dei progetti saranno regolari. I Comuni hanno strapagato la gestione - ha detto ancora Gualtieri - e non hanno mai avviato la riscossione delle polizze assicurative nei casi di gestione non corretta, con possibile danno erariale».
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LAMEZIA, NUOVO STATUTO COMUNALE: “L’ACQUA E’ SERVIZIO PUBBLICO NON MERCIFICABILE”
Modificato lo statuto comunale di Lamezia Terme (CZ) riguardo il servizio idrico, introducendo la definizione di «servizio idrico integrato come servizio pubblico essenziale d'interesse generale al fine di garantire l'accesso all'acqua per tutti, che il bene dell'acqua non sia mercificabile e che il minimo vitale debba essere garantito a chiunque». La decisione è stata presa dal consiglio comunale. «Abbiamo dato seguito», ha affermato il sindaco Gianni Speranza, «all'impegno profuso durante la campagna referendaria sul tema dell'acqua come bene comune, proponendo di recepire le modifiche statutarie così come elaborate dal Coordinamento nazionale degli enti locali per l'acqua pubblica, e ipotizzando lo scorporo della gestione dell'acqua dall'attività della Multiservizi per affidarla ad un'azienda speciale di carattere pubblico».
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QUASI 5MILA SEGNALAZIONI DI CONTRATTI ENERGIA NON RICHIESTI
Sono state poco meno di 5mila le segnalazioni inerenti a contratti non richiesti giunte allo sportello dei consumatori dell’Autorità per l’energia nel 2010-2011. Lo ha reso noto il presidente dell’Authority, Guido Bortoni, presentando i risultati del progetto “Energia: diritti a viva voce”. Bortoni, che ha definito i contratti non richiesti “la vera piaga del mercato libero”, arrivato a contare al 29 febbraio scorso 5,6 milioni di famiglie, ha ricordato che “dal primo giugno saranno operative le misure dell’Autorità con interventi di prevenzione, ripristino, nuovi obblighi di verifica da parte dei venditori e nel codice di condotta commerciale. Faremo - ha concluso - anche un’operazione sulla reputazione, con la pubblicazione della lista nera delle società con il maggior numero di contratti non richiesti”.
ENEL PRESENTA TOB, LA GENERAZIONE ELETTRICA PER UTENZE ISOLATE
Si chiama Tob, acronimo di Triangle-based omni-purpose building, ed è un sistema di generazione elettrica innovativo per utenze isolate, costituito da un gazebo di legno coperto di pannelli fotovoltaici e dotato di un accumulatore che potrebbe rivoluzionare il mondo energetico, segnando una svolta per milioni di persone che ancora vivono senza elettricità. Tob è stato inaugurato nei giorni scorsi presso il piazzale della Ricerca Enel di Pisa. Si tratta della prima sperimentazione al mondo e inaugura un percorso che, attraverso l’applicazione di Tob, ha l’obiettivo di fornire energia e servizi essenziali in zone isolate, dove l’energia elettrica non è ancora disponibile. Grazie a una struttura flessibile, di facile montaggio, Tob è in grado di integrare moduli fotovoltaici e altri sistemi di generazione da fonti rinnovabili, in funzione della disponibilità nei diversi siti di installazione. L’energia prodotta da Tob è resa disponibile, quando necessaria, attraverso sistemi per l’accumulo energetico installati al suo interno. La struttura inaugurata a Pisa è costituita da due unità base (due moduli di circa 30 mq), integra 5,4 kW di pannelli fotovoltaici a film sottile e ospita batterie per garantire la fornitura di energia elettrica e servizi anche in assenza di sole per quattro ore, quindi anche in quei luoghi in cui l’approvvigionamento energetico è scarso o assente. La struttura stessa del sistema Tob è abitabile e consentirà il suo impiego in diverse contesti per la realizzazione di scuole, ambulatori, rifugi montani o resort turistici. Lo sviluppo di Tob sarà favorito da un accordo in via di definizione con il World Food Program dell’Onu e, tramite Enel Cuore, la onlus di Enel che opera nel campo della solidarietà e del sociale, da un progetto con il network Architecture for Humanity, un’organizzazione no-profit fondata nel 1999 che progetta e realizza strutture e infrastrutture per lo sviluppo sostenibile, a partire dai Paesi poveri e in via di sviluppo. Il progetto Tob rientra nel più ampio programma Enabling Electricity, ideato dal gruppo Enel per favorire l’accesso all’elettricità in zone isolate e comunità svantaggiate in tutto il mondo.
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CLINI AL MONDO FOTOVOLTAICO: TAGLI INEVITABILI, MA SI PUO' INTERVENIRE SU FISCALITA' E SVILUPPO
“Bisogna sviluppare le capacità del sistema Italia nel campo dell’innovazione, dell’efficienza energetica e delle fonti rinnovabili. Il tessuto delle imprese è pronto a scattare: ha bisogno solo di una cornice di sicurezza delle regole e di una ragionevole liquidità”. È la ricetta spiegata alla platea di Solarexpo dal ministro dell’Ambiente, Corrado Clini, che è intervenuto con coraggio a Verona per tentare di spiegare agli inferociti operatori di quanto sia difficile il compito, assegnato dal Governo Monti, di dare certezze per il futuro a un intero settore, allontanando gli speculatori degli ultimi anni e, contemporaneamente, e far quadrare i conti in materia di incentivi. Lo ha fatto nel corso dell’incontro inaugurale: “Stati generali delle rinnovabili e dell’efficienza energetica in Italia” che ha visto la partecipazione di quasi tutte le associazioni delle rinnovabili (erano venticinque sul palco di cui solo sette del fotovoltaico). Tra qualche buffetto alla platea (“Le rinnovabili sono una risorsa e non un costo per l’economia, come spesso afferma una parte di Confindustria”) e qualche distinguo (come “non potevamo andare avanti così sugli incentivi al fotovoltaico, era necessario intervenire perché i conti erano completamente fuori controllo”), il ministro è riuscito a scontentare gran parte dei rappresentanti delle organizzazioni di tutela lasciando Verona prima che potessero scagliargli addosso tutte le accuse del caso. “Sono stato richiamato a Roma - ha detto - per trovare una soluzione con le Regioni” (che, peraltro, non è stata trovata, visto che il via libera della Conferenza delle Regioni è vincolato all’approvazione respinta dal Governo dell’aumento del tetto economico da 500 milioni a 1 miliardo, all’esclusione dagli impianti soggetti a registro quelli di potenza inferiore a 20 kW, al ripristino del premio per rimuovere l’amianto con il made in Europe, ndr). Alla fine, però, quali sono stati i punti salienti del suo intervento? In termini di economia globale Clini ha posto l’attenzione sul fatto che le fonti fossili nel mondo ricevano ancora oggi incentivi, che sono sei volte superiori rispetto a quelli delle fonti pulite (“Su questo punto tutti i governi occidentali saranno presto chiamati a dare una risposta”) e che gli investitori internazionali in termini assoluti hanno impiegato i propri capitali più nelle rinnovabili che in oil&gas. Sulla questione incentivi, il ministro ha spiegato che il taglio era necessario e su quel fronte poco sarebbe cambiato ma ci poteva essere, adesso, una strada diversa da percorrere, indirizzata sulla fiscalità energetica-ambientale da includere nei decreti “Innovazione” e “crescita” che stanno per essere delineati. E su questo punto, anche se non in maniera esplicita, le associazioni sono state invitate ad elaborare proposte precise e che possano avere un’adeguata copertura. Da questo e forse non dagli auspicati cambiamenti della Conferenza Stato Regioni si potrà dunque ripartire.
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NEL 2011 FOTOVOLTAICO ITALIANO HA COPERTO IL 33% DELLA DOMANDA MONDIALE
La potenza fotovoltaica annuale del nostro paese ha rappresentato più del 33% di tutto il mercato mondiale del 2011 e quello italiano è diventato il primo mercato mondiale dell’anno, davanti alla Germania, che comunque conserva il primato per potenza cumulata con 24.700 MW installati. L’Italia è seconda con 12.700 MW, che a maggio ha superato 13.160 MW. Questi dati sono stati presentati da Gerardo Montanino, direttore divisione operativa del Gestore Servizi Energetici (Gse) durante la quarta edizione de ‘‘Italian Pv Summit” di Verona. Il mercato italiano delle rinnovabili è passato da 18,3 GW di potenza del 2000 (per il 91% rappresentata dalla fonte idroelettrica) a 41,3 GW nel 2011, con un incremento del 125%. Il 75% di dell’aumento (23 GW) si è avuto solo negli ultimi quattro anni. In testa a tutti il fotovoltaico che a fine 2011 rappresentava il 31% della potenza rinnovabile installata, mentre l’idroelettrico passa al 43%. Se nel 2000 la produzione elettrica da fonti rinnovabili era di 51 Terawattora (TWh) e nel 2011 è arrivata a 84 TWh: 33 TWh di produzione elettrica dovuta quasi totalmente a eolico, solare fotovoltaico e bioenergie (oggi il 38% del totale). Nel 2011 l’Italia ha installato 9.300 MW fotovoltaici, che includono anche impianti per 3.500 MW compresi nel decreto ‘salva Alcoa’ (realizzati entro la fine del 2010 e allacciati in rete entro il 30 giugno 2011) e che hanno beneficiato degli elevati incentivi del 2° conto energia. Con gli oltre 340mila impianti presenti nel nostro paese la produzione elettrica da fotovoltaico è stimabile oggi in circa 11 TWh/anno ed è in continua crescita. Solo 5 anni fa era infinitesimale (0,039 TWh). Una quantità di produzione che, secondo l’Autorità per l’Energia e diversi analisti, ha portato effetti nuovi sul sistema elettrico: prima dell’esplosione del fotovoltaico dell’ultimo anno alla Borsa elettrica c’erano due picchi di prezzo, uno di giorno, verso le 11 di mattina, e uno di sera, verso le 18-20. Ora il picco delle 11 di mattina è praticamente scomparso, mentre quello serale è aumentato. La spiegazione è che il fotovoltaico, assieme alle altre rinnovabili, producendo a costi marginali nulli (non serve più combustibile per dare un kWh in più), di giorno fa concorrenza alle centrali tradizionali e riesce a contenere il prezzo dell’energia. Si tratta dell’effetto peak shaving, che nel 2011 ha fatto risparmiare 400 milioni di euro. A livello regionale la maggiore potenza installata è in Puglia (17,1% del totale), Lombardia (10,3%), Emilia Romagna, Veneto, Piemonte. In termini di numero di impianti la leadership regionale spetta alla Lombardia (14,7%), seguita da Veneto (13,6%) ed Emilia Romagna.
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BANDO POLITECNICO-AMBIENTE: FINANZIATI 60 PROGETTI PER TECNOLOGIE VERDI
Il Politecnico di Milano incubatore di progetti di ricerca nell’efficienza energetica e le rinnovabili, finanziati con un bando del ministero dell’Ambiente. I risultati della gara sono stati presentati nei giorni scorsi alla presenza del ministro Corrado Clini. Sono state 284 le domande di finanziamento pervenute, con una richiesta di 120 milioni di euro: i progetti ammessi al cofinanziamento statale sono stati 52, con 26,9 milioni di euro e un investimento complessivo di 60 milioni. I finanziamenti sono stati ripartiti in quattro settori: il 46,2% alla produzione da fonti rinnovabili, il 34% all’efficienza energetica, il 13,5% all’idrogeno e il 5,8% alla mobilità sostenibile. Il Politecnico di Milano, con il sostegno della regione Lombardia, ha ricevuto 5 milioni di euro per il progetto “Renewable heating and cooling labs” (Relab): si tratta, tra l’altro, della costruzione di un edificio alla Bovisa con l’obiettivo di giungere alla certificazione di rese e consumi energetici delle pompe di calore e dei sistemi solari. Relab, sotto la supervisione dei docenti del dipartimento di Energia dell’ateneo milanese, darà lavoro a dieci persone tra ricercatori, assegnisti e dottorandi per 36 mesi.
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EFFICIENZA - BUONE LE PROSPETTIVE PER I CERTIFICATI BIANCHI IN ITALIA
Le nuove linee guida dell’Autorità per l’Energia sui certificati bianchi, entrate in vigore a novembre 2011 e andate a regime nei primi mesi del 2012, stanno dando risultati positivi. È la valutazione della Fire, Federazione italiana per l’uso razionale dell’energia, espressa durante il convegno “I nuovi certificati bianchi per gli investimenti in efficienza energetica” che si è svolto a Solarexpo. Le nuove linee guida valorizzano in misura maggiore gli interventi più strutturali, cioè quelli che consentono risparmi per una vita tecnica più lunga e riducono le dimensioni minime che i progetti devono avere per accedere ai certificati (dal 20 al 90%) a seconda degli interventi e rendono relativamente più semplice la richiesta dei titoli. A questo si aggiunge la novità del Dm 5/9/2011 che permette l’accesso ai certificati bianchi (gestito dal Gse) anche agli impianti di cogenerazione ad alto rendimento. ‘‘Le prospettive sono buone - ha spiegato Marcella Pavan, dell’Autorità per l’energia - se nel 2010 l’Autorità prevedeva che con questo meccanismo al 31 maggio 2012 si sarebbero riusciti a produrre interventi per solo il 5-24% dell’obiettivo, a marzo la previsione è stata alzata al 49-65% e le ultime stime ci dicono che si arriverà fino al 70%’’. Anche Dario Di Santo, direttore della Fire, registra una crescita dei progetti più complessi, soprattutto quelli nel settore industriale e a consuntivo: ‘‘si incentivano interventi di maggiore portata e soprattutto chi presenta i progetti è costretto a entrare più nel merito dei processi industriali e dei possibili interventi di risparmio, con un conseguente innalzamento del livello di know-how’’. Restano comunque non poche incertezza normative. ‘‘Mancano certezze sull’entità dell’estensione temporale e sullo dello sforzo che sarà richiesto dal 2013 - ha detto Pavan - e questo influisce negativamente sugli investimenti nelle tecnologie e sulla presentazione dei progetti più complessi”. È ancora da chiarire come i certificati bianchi convivranno con il nuovo sistema di incentivazione delle rinnovabili termiche e dei piccoli interventi di efficienza energetica che potrebbero essere supportati da un ‘conto energia termico’. Parliamo di misure che dovevano essere inserite in un decreto attuativo del Dlgs 28/2011 atteso ormai da settembre 2011. Lo strumento dei titoli di efficienza energetica resta una delle misure più efficaci in termini di rapporto costi-benefici per decarbonizzare il nostro sistema, ma richiede una prospettiva normativa di più lungo periodo per favorire gli investimenti di un comparto industriale di prodotti e sistemi ben radicato anche nel nostro paese.
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CONTI (ENEL): “L’INDUSTRIA ELETTRICA HA BISOGNO DI TREMILA MILIARDI DI EURO ENTRO IL 2030”
L’industria elettrica ha bisogno di una legislazione a livello europeo e dei singoli Stati ‘‘stabile e coerente e di una politica orientata sul medio-lungo termine”. Lo ha detto Fulvio Conti, amministratore delegato di Enel, intervenendo alla conferenza europea “The State of the Union” di Firenze. Quella elettrica, ha aggiunto Conti è un’industria che ha bisogno di investimenti massicci e intensivi. ‘‘Entro il 2030 occorrono tremila miliardi di euro di investimenti. Per reperire questa massa enorme di risorse monetarie occorre - ha spiegato Conti - un impianto normativo e regolativo stabile e incoraggiante sia a livello europeo che dei singoli Stati”. L’ad di Enel ha sottolineato come c’è necessità di sburocratizzare e semplificare molte delle politiche europee a partire da quelle energetiche con necessarie semplificazioni: ‘‘Occorrono meno regole ma più chiare”, ha sintetizzato. Conti ha poi indicato alcuni punti di riforme strutturali importanti per agevolare la ripresa della crescita e creare sviluppo in tutti i settori, naturalmente a partire anche da quello energetico. Conti ha chiesto una ‘‘armonizzazione delle regole”, un mercato più efficiente, ‘‘l’integrazione delle reti” una politica dei costi capace di produrre efficienza ed infine di mettere al centro del motore dello sviluppo l’innovazione: ‘‘Noi abbiamo bisogno di misure che supportino la ricerca e le nuove tecnologie”.
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SIMONI NUOVO PRESIDENTE DI ASSOSOLARE. SUCCEDE A CHIANETTA
È Giovanni Simoni il nuovo presidente di Assosolare, nominato durante l’assemblea generale dell’associazione al Solarexpo. Succede a Gianni Chianetta, che lascia il suo incarico dopo sei anni e tre mandati consecutivi. L’assemblea ha sancito anche il rinnovo, per il biennio 2012-2015, delle cariche dei 12 membri del consiglio direttivo che rappresenteranno le quattro categorie associative: produttori di energia, produttori di componenti, costruttori ed installatori, fornitori di servizi. Fondatore e chairman dell’associazione Grid Parity Project, senior expert della European Bank for Development and Reconstruction e membro dell’Osservatorio Rinnovabili dell’Associazione Bancaria Italiana, Giovanni Simoni è laureato in ingegneria meccanica e ingegneria aerospaziale. Si occupa di energia solare dal 1973, quando ha fondato la Sed (Solar Energy Development), inizialmente dedicata alla progettazione di impianti termici. Dal 1981 al 1987 è stato chiamato dall’Eni a sviluppare il settore fotovoltaico, ha assunto la responsabilità di amministratore delegato della società Pragma. Nel 1985 ha fondato la European Photovoltaic Industry Association che ha presieduto per due anni. Si sono susseguiti incarichi a livello internazionale (ad e presidente dell’Expert Group della Iea) e aziendale (presidente di Heliosil Spa, consigliere d’amministrazione in Intersemix e Semix). Prima di fondare Kenergia, ha svolto importanti incarichi nel gruppo Ferruzzi Montedison. Assumendo il nuovo incarico, Simoni ha ricordato che “grazie al lavoro svolto dal presidente Chianetta e dal direttivo uscente, l’associazione è divenuta un punto di riferimento istituzionale e autorevole” che nelle prossime settimane dovrà “affrontare un nuovo passaggio delicato con il Governo su tutte le questioni già aperte e sulle prospettive di medio lungo termine per tutti gli operatori del settore. Sono convinto che il Governo non potrà non apprezzare la professionalità e il valore economico di ciò che rappresentiamo”.
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CATANZARO, RIAPERTI I BANDI PER LA REALIZZAZIONE DI 3.000 IMPINATI FOTOVOLTAICI
È stato riaperto il bando per la realizzazione di tremila impianti fotovoltaici da installare sui tetti di complessi edilizi o unità abitative ubicate negli 80 Comuni della provincia di Catanzaro. A promuoverlo l’Agenzia provinciale per l’energia e l’ambiente, in partenariato con la Provincia, che ha pubblicato una nuova manifestazione di interesse rivolta a tutti i soggetti che risultino proprietari (o esercitino un diritto reale di godimento) di immobili collocati sul territorio provinciale e siano interessati a beneficiare del progetto. Il bando prevede la progettazione, la fornitura e la realizzazione di impianti fotovoltaici della potenza massima di 3 kWp o di 6 kWp da allacciare alla rete del distributore locale di energia elettrica. Gli interventi saranno realizzati dalla società So.ge.ma Service srl, che è risultata vincitrice del primo bando “3000 tetti fotovoltaici per la Provincia di Catanzaro” e aveva inizialmente previsto di realizzare esclusivamente impianti di potenza nominale pari a 3 kWp (per una potenza massima di 1.500 kWp). La nuova manifestazione di interesse prevede anche la realizzazione di impianti da 6 kWp e consentirà l’adesione di soggetti privati sino al raggiungimento della potenza complessiva massima di 1.500 kWp, comprensiva degli interventi già approvati e avviati (potenza di circa 640 kWp).
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CNEL: IN ITALIA BOOM DELL’EOLICO MA C’E’ IL RISCHIO DI INFILTRAZIONI MALAVITOSE
Il mercato europeo dell’eolico crescerà nei prossimi anni del 52%, passando dagli oltre 96 GW totali al 2011 a oltre 146 GW al 2015, con investimenti stimabili in almeno 68 miliardi di euro. Ed anche l’Italia registrerà un ulteriore boom dell’eolico. Il nostro Paese però in questa corsa sconta il rischio di infiltrazioni criminali nel settore dell’energia dal vento. Lo scenario arriva dal Cnel che ha diffuso nei giorni scorsi un Rapporto su dati Anev relativi al 2011. Il settore eolico in Italia, rileva il Cnel, coinvolge complessivamente 374 comuni per una produzione di circa 9 TWh su un totale di 487 impianti, con una potenzialità produttiva di 6,2 GW, che offre impiego ad oltre 28.000 addetti. Numeri già significativi ma, sottolinea il Cnel, le potenzialità di crescita e di sviluppo del settore sono ancora più rilevanti. Secondo studi Anev, infatti, l’Italia può raggiungere 16,2 GW installati entro il 2020. Gli impianti destinati a produrre energia dal vento si concentrano principalmente nelle regioni meridionali (98% della potenza italiana e 84% del parco impianti). La Regione con la maggiore potenza installata è la Sicilia (1.436 Mw), seguono Puglia e Campania. “Non vi è relazione diretta e ineludibile tra Meridione, criminalità organizzata e produzione energetica rinnovabile ma - sottolinea il Cnel - si deve senza dubbio riflettere su questo pressante rischio, soprattutto alla luce del ‘controllo ambientale’ esercitato dalla criminalità organizzata, già fortemente strutturata in molti settori, tra cui, ad esempio, i lavori edili, la gestione dei rifiuti, le attività commerciali”. “Prevenire, innanzitutto, e contrastare con efficacia i tentativi d’infiltrazione criminale e, più in generale, i fenomeni d’illegalità è - sottolinea il Rapporto - una delle sfide più importanti da affrontare e vincere per garantire il corretto sviluppo di un settore strategico per il nostro Paese”.
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PER LA SVIZZERA ALPIQ UTILE IN FORTE CALO NEL PRIMO TRIMESTRE
La maggiore società elettrica svizzera, Alpiq, ha ridotto del 60% il suo utile netto nel primo trimestre, a 46 milioni di franchi. L’utile operativo Ebit è sceso del 52% a 105 milioni. Il giro d’affari è invece diminuito solo dell’1% a 3,41 miliardi. Dato il contesto difficile, il risultato rispecchia le aspettative, scrive Alpiq in un comunicato diffuso. Il gruppo risente della scadenza di contratti con alto margine di guadagno, dell’evoluzione poco favorevole dei mercati valutari e dell’energia, del quadro normativo vigente nonchè degli effetti della ristrutturazione. La soppressione di impieghi annunciata in novembre è stata conclusa nel primo trimestre; i posti di lavoro cancellati in Svizzera sono stati 170.
A2A, DA CONSORZIO DI BANCHE 1,25 MLD PER ACQUISIZIONE DI EDIPOWER
Un consorzio di nove banche si e' impegnato a sottoscrivere con Delmi, controllata di A2A, un contratto di finanziamento di 1,25 miliardi di euro finalizzato all'acquisizione di Edipower e del rimborso del prestito soci in capo alla stessa societa'. La somma degli impegni complessivamente assicurati dalle banche, si spiega dal gruppo, "ha superato di gran lunga l'ammontare richiesto". Il perfezionamento del finanziamento e' atteso entro la fine di maggio.
NASCE MED-TSO, ASSOCIAZIONE GESTORI RETE ELETTRICA MEDITERRANEO
Med-Tso, la prima Associazione fra imprese elettriche del Mediterraneo, si presenta alle istituzioni e agli stakeholder internazionali. Dopo la nascita ufficiale il 19 aprile scorso, con la firma dell’atto costitutivo del presidente di Terna, Luigi Roth, prende infatti forma l’associazione dei gestori di rete dei paesi mediorientali e nordafricani che si affacciano sul bacino mediterraneo. L’occasione della presentazione è stata la prima conferenza “Multilateral cooperation for the integration of the Mediterranean electricity systems”, che si è svolta nei giorni scorsi a Roma. La presentazione di Med-Tso è avvenuta alla presenza, tra gli altri, di Nourredine Bouttarfa, presidente e direttore generale dell’algerina Sonelgaz, che ha assunto la carica di presidente di Med-Tso, Alessandro Ortis, in qualità di rappresentante della Banca Europea dello Sviluppo, e Michelangelo Celozzi, responsabile del coordinamento delle attività euro mediterranee di Terna, nominato segretario generale della neonata associazione. Capofila e promotrice del progetto insieme all’azienda elettrica tunisina Steg e Sonelgaz, Terna avrà infatti un ruolo centrale, ospitando la sede e il segretariato generale di Med-Tso. L’obiettivo di Med-Tso è quello di promuovere e realizzare un piano di sviluppo e integrazione della rete elettrica nella regione mediterranea. L’Associazione unisce i gestori di rete che alimentano globalmente un’area di quasi 500 milioni di abitanti, con un fabbisogno di energia pari a 1.600 TWh l’anno (per rendere l’idea, la domanda annua di energia in Italia è di 330 TWh), grazie a circa 200 mila km di linee di trasmissione in alta e altissima tensione. Si stima che Med-Tso potrà attivare investimenti per 20 miliardi di euro nei prossimi 10 anni. Sulla base degli indicatori macroeconomici (quali Pil, aumento demografico, disponibilità di fonti primarie), nei prossimi 20 anni circa i due terzi della domanda di infrastrutture elettriche nel Mediterraneo sarà localizzata nella riva Sud.
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BOLIVIA, MORALES NAZIONALIZZA LA RETE ELETTRICA
Il presidente boliviano Evo Morales ha promulgato un decreto supremo col quale nazionalizza il pacchetto di azioni della Rete Elettrica Internazionale (filiale della Rete Elettrica di Spagna) nell'impresa Transportadora de Electricidad (Tde). "Il decreto ha per oggetto quello di nazionalizzare a favore della Empresa Nacional de Electrificacion, il pacchetto azionario della societa' Rete elettrica internazionale (filiale internazionale di una compagnia spagnola) nell'Impresa Transportadora de Electricidad", ha detto Morales leggendo il Decreto supremo numero 1214. Il presidente ha inoltre dato disposizione affinche' l'esercito vigili sugli insediamenti della compagnia, che si trovano a Cochabamba, nel centro del Paese. L'iniziativa boliviana avviene a due settimane dall'esproprio dell'Argentina del 51% di azioni di Ypf alla spagnola Repsol. Il decreto e' stato presentato in una cerimonia pubblica in occasione del Primo maggio come un "giusto riconoscimento" ai lavoratori boliviani "in lotta per recuperare il controllo sulle proprie risorse nazionali e servizi di base". Il capo di stato ha evidenziato che sulla base della Costituzione e del Piano nazionale di sviluppo, "la politica del governo punta a recuperare il controllo, l'amministrazione e la direzione delle imprese strategiche". Empresa Transportadora de Electricidad era stata privatizzata nel 1997. "Questa azienda prima era nostra - ha osservato Morales - e quello che era nostro ora lo stiamo nazionalizzando". L'impresa ha 2.772 chilometri di linee di trasmissione e controlla il 74% della rete.
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ENI-SNAM, ENTRO FINE MESE IL DECRETO SULLE MODALITÀ DI CESSIONE
La separazione proprietaria tra Eni e Snam entra nel vivo: entro fine mese dovrà essere approvato il decreto che ne definirà le modalità. Il provvedimento prevede la cessione alla Cassa Depositi e Prestiti della quota del 52% di Eni nella società delle reti. All’esame del Governo, come noto, ci sono due opzioni: l’acquisto del 29% di Snam da parte di Cdp (finanziato grazie all’annullamento delle azioni proprie Eni) con l’intervento di un fondo sovrano, o l’integrazione con Terna, anche se questa seconda ipotesi è stata smentita dal ministro dello Sviluppo Economico, Corrado Passera. A questo proposito nei giorni scorsi una banca d’investimenti ha fatto filtrare un piano da 3,5 miliardi di euro in base al quale Terna assumerebbe il controllo di Snam senza il coinvolgimento di denaro pubblico. Fonti vicine alla vicenda hanno spiegato che questo progetto è ben visto dall’amministratore delegato di Terna, Flavio Cattaneo, ma trova contrario Passera e tiepido il vice ministro dell’Economia, Vittorio Grilli. L’ultima parola spetterà comunque a Monti. L’intervento di un fondo sovrano, che fa riferimento invece alla prima ipotesi, avrebbe il vantaggio alleggerire lo sforzo economico di Cdp e dare a Snam, che dovrà rimborsare a Eni 12 miliardi di debiti, un socio di riferimento con le spalle forti a garanzia del rating. Un fondo sovrano, dal canto suo, potrebbe trovare in Snam elementi di interesse nei dividendi elevati, nel quadro legislativo favorevole e nelle prospettive di crescita strategica della società. Sono noti gli investimenti già effettuati da alcuni fondi sovrani in colossi delle utility: per esempio China Investment Corporation e Abu Dhabi Investment Autorithy sono entrati in Thomas Water, società idrica inglese, mentre la Qatar Investmens Autorithy detiene una quota dell’8,4% di Iberdrola. Da parte sua, Paolo Scaroni, ad di Eni, ha detto che l’operazione non dovrà indebolire la struttura finanziaria del Cane a sei zampe. “La nostra priorità è che la cessione debba avvenire nell’interesse degli azionisti dell’Eni, perché Snam è un pezzo non piccolo della storia di Eni, e che si tutelino anche gli interessi degli azionisti Snam”, ha ribadito Scaroni.
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NEGLI USA NUOVE REGOLE FEDERALI PER LO SHALE GAS. OBAMA: “ATTENZIONE PER LE PREOCCUPAZIONI AMBIENTALISTE”
L’amministrazione Obama ha presentato un nuovo pacchetto di norme per regolamentare l’estrazione dello shale gas, il gas che si ottiene dalla frantumazione di rocce nelle profondità della terra. Le misure, auspicate dalle associazioni ambientaliste e dai cittadini, cercano di mettere ordine in un settore regolato da leggi vecchie di decenni. In particolare il Governo vuole che, d’ora in poi, a differenza di quanto avveniva prima, le aziende prima di avviare le campagne di perforazione su terreni di proprietà statale chiedano l’autorizzazione al Governo centrale e che dichiarino quali sono le sostanze chimiche che pompano nel sottosuolo insieme all’acqua ad altissima pressione per fratturare le rocce. In passato le società interessate alla perforazione avevano sempre rifiutato di rivelare la composizione del cocktail chimico, difeso come un segreto industriale. Ed oggetto di contestazione era anche l’adozione di una normativa federale, più stringente rispetto alle normative varate dai singoli Stati dell’Unione. L’estrazione dello shale gas sta avendo un grande impulso, nel Texas sono stati scoperti giacimenti che garantirebbero al Paese risorse per 50 miliardi di barili di petrolio equivalenti, e gli Stati Uniti potrebbero presto tornare ad essere, dopo 50 anni, energeticamente autosufficienti. Ma questa nuova ricchezza ha destato l’allarme delle associazioni ambientaliste e delle organizzazioni dei cittadini per i rischi di inquinamento delle falde acquifere e per i terremoti che si sono verificati in alcune delle aree dove si sta estraendo il gas. Le nuove regole dettate dal Governo centrale non si applicherebbero alle perforazioni fatte su terreni privati che continuano ad essere sottoposte alle norme dello Stato dove si trovano ma, secondo il sottosegretario agli Interni del Governo Obama, Ken Salazar, si spera che possano influenzare gli organi di Governo locale.
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ENI ED ENEL AVVIANO LA PRODUZIONE CONGIUNTA DI GAS IN SIBERIA
Le nostre principali compagnie energetiche Eni ed Enel hanno avviato insieme in queste ore la produzione di idrocarburi in Siberia nordoccidentale, in un giacimento artico già di Jukos. Un evento per molti versi storico per il nostro paese, che da sessant’anni ha sempre importato il gas dalla Russia tramite il cane a sei zampe, ma anche per una società come l’Enel, che finora non aveva mai prodotto direttamente gas. L’ingresso operativo nell’upstream russo, che suggella il passaggio dalla cooperazione commerciale a quella industriale nel settore energetico, vede inoltre le due maggiori società energetiche italiane andare a braccetto in un’inedita alleanza all’interno di un consorzio, Severenergia, in cui detengono il 29,4% (Eni) e il 19,6% (Enel) mentre il 51% è in mani russe (Novatek e Gazpromneft, controllata da Gazprom). Si tratta del campo del giacimento artico Samburskoe, a oltre 3mila chilometri da Mosca, nel distretto autonomo dello Jamal-Nenets, fredda regione grande tre volte l’Italia ma con 500mila abitanti, dove si produce il 90% del metano russo. Il giacimento raggiungerà la capacità massima di 145mila barili al giorno nel 2015, di cui 43mila in quota Eni. Il cane a sei zampe venderà a Gazprom, con la formula del “take or pay”, i suoi 9 miliardi di metri cubi di gas previsti dopo lo sviluppo di quattro giacimenti locali, con un investimento di circa 3 miliardi di dollari, ma manterrà il diritto di riacquisto e di eventuale commercializzazione sul mercato interno russo. Enel, invece, utilizzerà il gas per alimentare tre delle quattro centrali elettriche della sua società russa, la Ogk-5, coprendo a regime oltre il 50% del fabbisogno e diventando così il primo operatore straniero verticalmente integrato.
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KNIGHT VINKE: "SEPARAZIONE ENI-SNAM PIU' IMPORTANTE DI PENSIONI E ART. 18"
Il progetto di separazione di Snam dall’Eni è il provvedimento più importante del Governo Monti, anche più della revisione delle pensioni o dell’articolo 18 dello statuto dei lavoratori. Ne è convinto Eric Knight, rappresentante il fondo d’investimento Knight Vinke, importante azionista istituzionale dell’Eni - e spesso spina nel fianco del colosso - da oltre cinque anni. Per l’investitore, la prevista separazione della Snam dall’Eni ha ormai assunto per i mercati “un forte valore simbolico che va oltre le realtà economiche della transazione stessa”. “Le modalità con le quali sarà realizzata tale separazione - ha rilevato - verranno considerate dalla comunità finanziaria internazionale come una sorta di barometro economico della propensione italiana ad accettare gli aspetti positivi della libertà di concorrenza”. Va tuttavia ricordato, ha però aggiunto “che in un clima di mercato come l’attuale, fortemente volubile e influenzato dal nervosismo e dalla paura, la fiducia è caratterizzata da particolare fragilità e qualsiasi ritardo o esitazione nell’attuazione del progetto di separazione provocherebbe serie conseguenze e rischierebbe di far sparire una considerevole parte di quella fiducia faticosamente riconquistata a prezzo di così grandi sacrifici. Così come invece una decisa accelerazione del processo otterrebbe un immediato effetto benefico”.
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